Romanzo Collettivo – Capitolo secondo
Eccoci qui, vi abbiamo dato qualche giorno di tempo per leggere il primo capitolo e riflettere su come proseguire l’avventura del gatto D’Artagnan …
Nei commenti a questo post potete inserire il Vostro secondo capitolo. Tra tutte le versioni arrivate verrà scelta, a insindacabile giudizio del prof, quella con cui continuare, e su cui costruire il terzo capitolo.
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Dato che nessuno ha ancora messo il suo secondo capitolo, scrivo io!
Però premetto che non sono bravissima, quindi non ridete eh!
Capitolo 2 by Nimbrethil
Mentre Paola era impegnata ad allacciarsi la cintura del seggiolino, D’Artagnan stava affrontando un problema: la stiva. In quel luogo era presente un odore fastidiosissimo per il naso delicato di D’Artagnan: odore di cane.
Il mastodontico gatto faceva l’indifferente ma gli occhi socchiusi scrutavano ovunque, fino a quando non vide ciò che cercava: un insolente muso canino che lo scrutava da dietro le sbarre del suo trasportino.
Chissà perché quegli stupidi animali dovevano sempre agitare la coda in quel modo febbrile? Proprio non riusciva a capire cosa ci trovassero certi umani in quelle… “bestie”.
Dopo aver soppesato attentamente il cane e averne dedotto che non lo spaventava né per dimensioni (solo un alano avrebbe potuto intimorirlo), né per intelligenza, D’Artagnan si acciambellò e si mise a dormire. Passarono alcuni minuti quando all’improvviso, il piccione di metallo dentro cui l’avevano messo decise di alzarsi in volo. “Oh che brutta sensazione alla pancia! Quando rivedo Paola le spiego alcune cosette…” Per fortuna il volo continuò in modo placido e tranquillo e D’Artagnan riprese a pisolare.
Mentre nella stiva il norvegese si faceva un pisolino, Paola era seduta al suo posto e rifletteva sulle parole del Comandante: “Arrivo previsto tra circa un’ora. Possibili perturbazioni in alta quota.”
Lei odiava volare, e ancor di più se si prevedevano scossoni dovuti a qualche temporale. E poi il pensiero di D’Artagnan da solo nella stiva non le dava pace. “Oh, se solo avesse un carattere più tranquillo… ma no! Lui deve sempre distinguersi.”
E così, mentre pensava al suo problematico gatto, Paola scivolò nel sonno.
“Ehi, tu… gatto! Mi senti?”
Chi era che osava svegliarlo? Erano già arrivati? Impossibile: il piccione stava ancora volando. “Ehi… gatto!” D’Artagnan aprì un occhio, per la precisione l’occhio azzurro ghiaccio, quello che riservava per gli sguardi inquietanti. Gli ci volle solo un secondo per capire l’origine di quel chiacchiericcio. Lui!, un gatto delle foreste, svegliato da un… cane!? Ma dove sarebbero andati a finire se un botolo peloso osava tanto?! Il viaggio però era ancora lungo e un po’ per noia, un po’ per curiosità, decise di concedere attenzione al cane.
“Ehi gatto…”
“Allora precisiamo una cosa: il mio nome è D’Artagnan! E se proprio devi seccarmi, almeno fallo chiamandomi per nome.” Disse alquanto seccato alla palla di pelo. “ E smettila di dimenare la coda! Ma non avete un minimo di dignità voi cani?”
“Oh scusami… Ma guarda che combinazione! Io mi chiamo Portos… o almeno così mi chiama il mio umano. La mamma mi chiamava Goccia di Latte, perché dopo che avevo mangiato non le avanzava più una goccia di latte, appunto… Dove sei diretto? Chi è il tuo umano? Quanti anni hai? Di che razza sei? Perché sei di razza, vero? Io sono un Golden Retrivier. Conosci la mia razza?…”
“Oh mamma… con tutti i cani con cui potevo capitare, proprio con questo chiacchierone mi toccava condividere il viaggio….” Questo pensava D’Artagnan tra sé, ma con molta grazia rispondeva “Si, no, ma davvero?, ma pensa!”, sperando che quel viaggio giungesse alla fine al più presto…
Improvvisamente il piccione che era stato così tranquillo, cominciò a sussultare. Tutto si muoveva avanti e indietro e ben presto la suite imperiale caracollò contro al ben più misero trasportino di Portos, il cane chiacchierone.
Seduta al suo posto Paola era in preda a sentimenti negativi. Come stava il suo gattone? E quale pena le avrebbe fatto scontare per questo viaggio? Sicuramente non si sarebbe limitato ad un semplice sguardo inquietante… Conoscendolo avrebbe messo in atto ogni possibile angheria gli fosse saltata in mente. Ma al momento non poteva fare altro che starsene seduta al suo posto e aspettare che la “piccola” perturbazione in aria chiara che era appena stata annunciata passasse presto. Di lì a poco il Comandante in persona passò tra i passeggeri per tranquillizzarli sul viaggio.
Quando Paola lo vide gli mancò il fiato: quello era Marco, il suo amico d’infanzia! Si erano persi di vista già da un po’ ma l’avrebbe riconosciuto anche fra cent’anni. Ma chissà se si ricordava di lei e dei giochi che facevano?
Mentre veniva verso di lei, Paola trovò il coraggio di chiedere “Scusi Comandante… Il mio gatto è nella stiva… ci saranno problemi?”
Lui si girò e le rispose con un caldo sorriso: “Nessun problema, anche il mio cane è nella stiva! Ma… Paola? Sei proprio tu?”
Non potendo fermarsi in quel momento si diedero appuntamento all’arrivo; dopo che si erano ritrovati così fortuitamente, dovevano almeno trovarsi e chiacchierare un po’!
Stranamente Paola non pensò più molto al povero D’Artagnan per il resto del viaggio e, anche se sapeva che lo avrebbe trovato piuttosto corrucciato, non si preoccupò più di tanto.
Finalmente l’aereo atterrò.
Paola scese e andò ad aspettare il suo magnifico micione.
Nello stesso momento D’Artagnan veniva scaricato dall’aereo e messo vicino al trasportino di Portos. Si guardò intorno… ma che posto era mai questo?
Posso dire la mia?
So già come va a finire la storia… Lei si innamora del pilota suo ex compagno di scuola e vissero felici e contenti, mentre il loro cane e gatto continuarono a litigare, minando così un matrimonio che sarebbe stato felice….
eh eh ehhhe…
Ah! Non è così? Allora leggerò i prossimi capitoli!
Andrebbe così se lasciassimo fare a Nimbrethil, inguaribile romanticona.
In realtà come andrà il romanzo non è stato deciso da nessuno, e io spero che qualcun altro ci scriva la sua versione, dando un’altra piega … perché non tu fabiov?
Oh uffa… un po’ di romanticismo ce lo vogliamo mettere!
Però nella mia mente non va come dite voi… e tutto gira intorno alla mia frase finale… “Si guardò intorno… ma che posto era mai questo?”
Insomma… nel terzo capitolo, durante il viaggio può essere accaduto qualcosa di strano, no!?
Non facciamo spoiler (si dice così?)… non aggiungo altro
vabbè, sarà anche accaduto qualcosa, ma dopo che è accaduto qualcosa non mi dire che il finale secondo te non dovrebbe essere “e vissero felici e contenti”
Ci ho messo un po’, il tempo è quello che è, ma alla fine sono arrivata anch’io!!!!
Capitolo secondo by Torakiki (N.B. ogni riferimento a gatti reali è puramente… voluto!!!!)
Arrivata in cabina Paola si mise al suo posto, allacciò la cintura di sicurezza ed iniziò il training autogeno per il decollo “appoggia la testa al sedile, inspira ed espira, inspira ed espira”…Quando l’aereo iniziò a rullare sulla pista il nervosismo di Paola era alle stelle, le mani completamente sudate strette convulsamente ai braccioli del sedile “Ce la puoi fare Paola ce la puoi fare… 4, 3, 2, 1 chiudi gli occhi eeeeeeeeee………” woooooooooom l’aereo era finalmente decollato! Era il momento peggiore per Paola, quel senso di vuoto nello stomaco la faceva star male ogni volta, nonostante i viaggi in aereo per lei fossero all’ordine del giorno sicuramente l’aereo non era il suo mezzo di trasporto ideale! Una volta raggiunta la quota di crociera Paola iniziò a rilassarsi, slacciò la cintura e all’improvviso si ricordò di D’Artagnan in stiva! Tutte le volte Paola partiva con i buoni propositi “pensa a D’Artagnan, poverino, in quella stiva da solo… e tu che sei grande e grossa ogni volta te la fai sotto per un decollo…”ma immancabilmente ad ogni decollo Paola presa dall’angoscia più totale, data dalla mancanza della terra sotto ai piedi, si scordava del “povero” D’Artagnan in stiva… Il pensiero di D’Artagnan la fece trasalire “Chissà cosa mi combinerà questa volta quando saremo arrivati… come me la farà pagare? “.
D’Artagnan entrò nella vita di Paola quasi per caso, il suo destino era quello di essere il magnifico stallone dell’allevamento di un’amica di Paola, lo stesso da cui provenivano Cocò e Chanel, ma D’Artagnan sebbene cucciolo aveva manifestato da subito quanto grande fosse il suo ego! Non permetteva a nessun’altro maschio dell’allevamento di avvicinare le femmine del “suo” harem, per quanto fosse ancora un “pischello” alle prime armi che ancora non sapeva cosa doveva fare con le femmine. Per qualche tempo Marina, l’allevatrice amica di Paola, tentò di forzare la convivenza tra D’Artagnan e gli altri maschi, ma crescendo la situazione non faceva altro che peggiorare, D’Artagnan diventava sempre più possessivo nei confronti delle femmine e tirava continuamente “tiri mancini” ai suoi rivali, ad esempio lo sgambetto, il gattaccio fingendo di dormire aspettava che un ignaro malcapitato gli passasse vicino, una volta raggiunta la giusta distanza con rapido movimento allungava una zampa tra le zampe della vittima che si ritrovava con il musetto per terra, senza nemmeno accorgersi di quello che stava succedendo, scatenando poi una volta rialzato e a mente lucida una rissa. Marina a quel punto decise di trovare una nuova casa a D’Artagnan… e quale casa migliore se non quella della sua amica Paola? Dove già vivevano le sorelline Cocò e Chanel! D’Artagnan fu felicissimo del trasloco, non appena arrivò da Paola era già il signore indiscusso della casa, uscì dal trasportino tutto fiero e impettito, girò per qualche istante la casa e dopo essersi accertato che l’unico maschio in circolazione era lui iniziò a vibrare la coda in segno di approvazione ed emise un “Mmmmmmmrrrrrr” di grande soddisfazione e approvazione. Apprezzò molto anche la presenza delle due belle signorine, per quanto ormai fosse sterilizzato l’indole del don Giovanni non l’aveva abbandonato! Con Paola entrò da subito in sintonia, del resto era di sesso femminile pure lei, per quanto di altra specie, e D’Artagnan aveva una vera e propria predilezione per il gentil sesso.
D’Artagnan era molto affezionato a Paola, ma la sua indole di provocatore combina guai tornò ben presto alla ribalta, la sua acidità e i suoi angoli più spigolosi si smussarono immediatamente, ma nonostante questo la voglia di tirare scherzi alla povera Paola e comandarla a bacchetta erano all’ordine del giorno. Da qui nasceva la grande paura di Paola di rappresaglie all’arrivo a Parigi, il capriccioso D’Artagnan rendeva impossibile la vita a qualsiasi cat sitter, ma anche a Paola ad ogni viaggio, seppur sotto sotto al gattone faceva piacere fare la vita da gatto cosmopolita, ma questo Paola non lo doveva assolutamente scoprire!
“Signore e Signori stiamo per iniziare la fase di atterraggio all’aeroporto Charles De Gulle, vi preghiamo di allacciare le cinture di sicurezza e di rimettere in posizione verticale lo schienale del vostro sedile…” la voce del comandante riportò Paola alla realtà “Ok… ci siamo… a breve vedremo quale punizione mi infliggerà il gattaccio questa volta…”. D’Artagnan nel frattempo in stiva se la rideva sotto i baffoni lunghissimi, all’idea della sua mamma che sicuramente si stava preoccupando per la penitenza che le avrebbe “inflitto” una volta arrivati in albergo…
E’ stata proprio una magnifica idea quella del romanzo collettivo!!!!! Sono certa che ne uscirà un libro delizioso!!! E poi tutti i capitoli sono stati scritti veramente bene…caspita siete delle professioniste voi!!!!!!
Io non sono all’altezza di scrivere perchè ho un metodo ancora “da medie” naturalmente, però sto tentando di disegnare la storia , e perchè no, magari provare a farla in versione “fumetto”(ma solo se si addice)…così contribuisco(per quel poco che posso) anch’io…:-) COMPLIMENTONI ANCORA A TUTTE VOI!!!!!
L’idea dei disegni è decisamente carina, grazie Eleonora.
Tinei conto che al momento l’unico capitolo vero è il primo, per la versione definitiva del secondo bisognerà vedere quale versione il nostro giurato unico sceglierà.
Ma perché non provi a scrivere qualcosa anche tu? Non è che detto che il fatto che tu faccia le medie significhi che non sai scrivere … buttati!
Ecco qua il 2° capitolo scritto da Serena. (Lo posto io in attesa che decida di iscriversi, altrimenti diventiamo tutti vecchi
)
Capitolo secondo by Serena
Che mal di testa. Qualche pillola e forse sarebbe riuscita a soffocare il dolore che le procurava il suo collo.
“Paola, la mia cervicale…non fare troppo rumore”, questo era quello che le diceva sempre sua nonna quando lei, ancora bambina, giocava con i suoi amici immaginari. Ora più che mai era solidale con quella vecchia signora con i capelli color dell’avorio; se solo avesse potuto trovare il modo di dormire un po’.
Paola aveva lasciato da pochi minuti D’Artagnan alle cure dell’impiegato ma già ne sentiva la mancanza: quel morbido pelo che lei amava tanto accarezzare, quei miagolii flebili che arrivavano puntuali alle sue orecchie quando il suo amico chiedeva cortesemente un po’ di attenzione. Più di tutto però le mancava lo sguardo: quegli occhi che terrorizzavano chiunque e che solo a lei donavano quella sicurezza di cui tanto aveva bisogno.
D’Artagnan era stato un regalo di suo padre quando lei aveva più o meno sedici anni e da allora non l’aveva più lasciata. In effetti, era l’ultimo caro ricordo dell’affetto di un genitore che era stato praticamente solo un’ombra nella sua vita: un ricordo che lei custodiva gelosamente e che una volta se ne fosse andato le avrebbe lasciato un vuoto incolmabile nel cuore.
Decisa a cambiare il corso dei suoi pensieri, dirottandoli verso qualche cosa che la tranquillizzasse, Paola si propose di non pensare più ai guai che avrebbe rischiato di passare il suo grosso amico a causa del suo caratteraccio: per adesso quello non doveva essere un suo problema, bensì quello di uno sfortunato impiegato statale.
Cambiò posizione sul sedile per cercare di alleviare il dolore alla testa: era davvero insopportabile. Provò a chiudere gli occhi: niente da fare, il suo mal di testa non gliela dava vinta. Guardò l’orologio: ancora due ore di quell’insopportabile strazio.
Sospirò a lungo poi pensò di nuovo a suo padre: quanto doveva averla amata. Ricordava tutto di lui: il suo viso, lo sguardo dolce, il sorriso bonario, la sua risata profonda e contagiosa.
Così, semplicemente pensando a suo padre, il gesto di mettersi la mano in tasca fu istintivo; quasi qualcuno le avesse parlato da un luogo remoto e sconosciuto.
L’espressione del suo viso si riempì di stupore quando si accorse che in quella stessa tasca dove pochi minuti prima non c’era nulla, si era materializzato improvvisamente un piccolo foglietto di carta che ora lei teneva ben saldo fra le dita. Chi poteva essere stato a metterlo lì? Sempre più incuriosita osservò attentamente la sfinge dipinta a mano sul foglietto. Ma che diavolo era?
Paola alzò la testa di scatto; fulminea le passò davanti agli occhi l’immagine di D’Artagnan steso su una pietra, immobile. I suoi occhioni intelligenti erano chiusi e le orecchie non si muovevano più come al solito.
Un battito di ciglia e quell’orrenda visione era scomparsa lasciandola allibita, con il cuore che batteva all’impazzata quasi dovesse uscirle dal petto. Improvvisamente si ricordò del foglietto e, dopo essersi convinta che D’Artagnan era accovacciato tranquillo nel suo trasportino, dedicò nuovamente tutta la sua attenzione a quel singolare, minuscolo dipinto che si era trovata in tasca.
L’immagine ritraeva senza ombra di dubbio una sfinge; ma ciò che era davvero singolare erano i suoi occhi: uno, color del cielo turchino e l’altro colore dell’ambra, una sfumatura tendente all’arancione. “ Che strano!” pensò Paola dentro di sé.
Paola era nota a tutti gli amici per il suo scetticismo: era un aspetto del suo carattere che crescendo aveva imparato ad ascoltare. Di certo non sarebbe stato un foglietto, caduto inavvertitamente nella sua tasca, a metterle strane idee in testa, facendole perdere il controllo. Ripiegò il pezzetto di carta e, con un gesto di stizza, lo infilò nel porta-cenere del sedile di fronte: la sfinge non era più un suo problema.
Le dita battevano ferme e decise i tasti e sul display apparivano chiare le lettere di un nome: D’Artagnan. Sorpresa di come la sua mente riuscisse alcune volte ad ingannarla così bene, Paola sorrise nel vedere lì sul suo computer quel nome che le era tanto familiare.
Trascorsi ancora un paio di minuti, la ragazza si decise ad aprire la posta: era certa di trovarvici un’e-mail di Giacomo, il suo collega di lavoro. Si sarebbero dovuti incontrare a Parigi alle cinque di quello stesso pomeriggio. Lui le avrebbe comunicato il luogo esatto durante il volo: questo era quanto le aveva detto prima di partire.
Infatti, eccola lì: la mai era arrivata. Paola la aprì con estrema calma ma quando ebbe finito di leggerla non credette ai suoi occhi: non era possibile.
La rilesse una seconda volta, sperando ancora di essersi sbagliata. No, era tutto vero.
La mente di Paola lavorava febbrilmente alla ricerca di una spiegazione Ma l’unica cosa che ora lei era in grado di capire era che quello che aveva appena letto le avrebbe cambiato la vita, per sempre: adesso lei era in pericolo.
Complimenti a Serena, il giusto tocco magico/thriller
Attendiamo fiduciosi qualche altra versione del secondo capitolo, altrimenti il prof lavora troppo poco
Complimenti davvero anche se…mi ha un po’ inquietata se devo essere sincera…