Profumo d’antico…
Noi parliamo sempre dei nostri norvegesi. Dai tecnicismi alle loro peculiarità caratteriali e le loro malefatte.
Ma mi viene in mente una domanda che pongo a tutti (allevatori ed estimatori)
Perchè il Norvegese? Cosa vi ha fatto innamorare di lui? Perchè lui e non un’altra razza?
Avendo posto la domanda ovviamente parlerò per prima.
Sarà banale ma io mi sono innamorata di questo gatto per l’aspetto selvaggio che ha… poi ho apprezzato tutto il resto. Ma sicuramente il famoso look mi ha dato il via… Vi lascio alle vostre risposte con una definizione secondo me molto bella che una persona ha dato di questo gatto: “Il Norvegese profuma d’antico… come fosse una creatura magica… “
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Che bella domanda! Allora, per quanto mi (anzi “ci”) riguarda, la storia comincia nel 2000 quando finalmente posso prendermi un gattino. Ero cresciuta con una splendida siamesina percui istintivamente vado a cercare un gatto che mi ricordasse la mia Sciuppi ma … ahimé scopro che negli anni il siamese “vecchio tipo” con la facciotta tonda si è trasformato (grazie alle manie degli allevatori) ed è diventato un gatto che non mi piace per niente. All’epoca ancora non c’erano i Thai percui su indicazione del mio compagno che ne aveva sentito parlare comincio a cercare i Norvegesi.
))
8 anni fa non era come adesso che solo in Italia di allevamenti di Norvegesi se ne trovano a bizzeffe; gli allevamenti erano pochissimi, io me le spulciai tutti ma scrissi ad una sola allevatrice, una tipa un po’ originale che condivideva la sua casa con la gatta più bella che avessi mai visto: la tipa era Maria Grazia, la gatta era la Bellona
Cosa mi ha affascinato? il fatto che sono GATTI GATTI!!!! così come natura li ha fatti, splendidi senza bisogno di nessun intervento umano
Che cosa devo dire io, che mi ritrovo nella dubbia posizione di corruttrice di interessati ai gatti, avendo dirottato non so più quante persone sui Norvegesi?
Beh, la mia storia ovviamente risale a tanti anni fa.
Allevavo, in modo molto ma molto amatoriale, persiani, e stavo pensando di smettere, perché era iniziata l’escalation degli ipertipici, che non mi piacevano allora come non mi piacciono ora.
Mi ero resa conto che fare una battaglia per i normotipi era come combattere contro i mulini a vento, innanzi tutto io non ero nel giro dei top, e in più questi ultimi stavano investendo milioni e milioni per importare soggetti ipertipici dagli Stati Uniti.
Nonostante i miei gatti venissero ancora complimentati in lungo e in largo per la toelttatura, era diventato impossibile prendere punti, e ormai andavo alle esposizioni soprattutto come spettatrice o come stewart.
Un giorno andai con una mia amica, e mi trovai davanti una gabbia con dei gatti strani, mai visti, con uno sguardo che ti assaliva direttamente alla bocca dello stomaco.
Una mamma tigrata, un papà nero e immenso, e una cucciolata di folletti tigrati e neri che, pur piccoli, già mostravano di avere completamente in pugno la situazione.
Quando riuscimmo a richiudere la bocca, che la mascella ci era arrivata alle ginocchia dall’emozione, io e la mia amica chiedemmo se i cuccioli erano disponibili, e l’allevatore, uno svizzero tedesco gentilissimo, ci disse di si.
Decidemmo seduta stante di acquistarne uno a testa, e scoprimmo, nel momento in cui ci veniva consegnato il pedigree, che si trattava di Nowegiske Waldkatzen, Gatti delle Foreste Norvegesi.
Quello che non avremmo mai immaginato, soprattutto io, è che da quell’innamoramento improvviso sarebbe nata una passione che mi travolge ancora oggi e che ha superato indenne gli infiniti mutamenti della mia vita.
Per me tutto nacque dalla lettura di un articolo in una rivista (penso fosse quattrozampe, o simile). Si era all’inizio degli anni ‘80 e i norvegesi dovevano essere pressocché sconosciuti in Italia … Lessi quel servizio e me ne innamorai subito. Dal 1972 avevo una splendida gatta europea in casa (che tra l’altro assomigliava abbastanza ad Holly), che già subiva la vocazione mia e di mia sorella di salvare i mici trovatelli per strada, curarli e farli adottare. La povera Teddy – che comunque fece 36 figli prima di essere sterilizzata – vide un’altra settantina di piccoli intrusi in casa sua, alternati a svariate altre specie di animali salvati (tra cui diversi topi). Non sarebbe stato possibile quindi cercare un Norvegese all’epoca.
).
La Teddy visse poi per 21 anni. Era una gatta fantastica e la ricordo sempre con gratitudine; del resto mi accompagnò fino ai miei 22 anni …
Poi per alcuni anni non mi fu più possibile pensare di accudire un felino. Ma la voglia rimaneva sempre: o forse. più di una voglia, si trattava proprio di un bisogno dell’anima.
Qualche anno fa decisi che sarei stato nuovamente adottato da un gatto. Mi tornò in mente quell’infatuazione per i Norvegesi e iniziai ad informarmi meglio, anche perché nel frattempo questa razza aveva cominciato ad essere allevata anche da noi.
Fu sempre il ricordo della Teddy a spingermi tra le zampe di Holly. In primis poiché la Teddy era una signora gatta dal carattere forte ed intraprendente: durante la sua vita era volata almeno un paio di volte giù dal quarto piano; era stata una settimana in un parcheggio; 20 giorni in montagna d’inverno … fuori di casa e completamente sola. Nonostante questo, sapeva inondare di dolcezza. Cercavo un compagno felino con la stessa voglia di vivere ed esuberanza … Ho sempre amato lo spirito animale dei gatti e desideravo un gatto che possedesse un carattere forte. Per intenderci, il persiano frutto di svariati indebolimenti genetici è sempre stato all’antitesi dei miei desideri.
I Norvegesi da subito si rivelarono ai miei occhi come la summa della felinità. Quelli che conobbi prima di incontrare Holly, mi conquistarono con la loro curiosità e con l’aspetto selvaggio.
Anche se l’idea di comprare un gatto inizialmente mi orripilava (poiché ne avevo curati più di un centinaio raccolti dalla strada), mi resi presto conto che una razza giovane come quella di queste simil linci – che aveva rischiato l’estinzione in anni non tanto lontani – era giusto che fosse tutelata e protetta. Quando vidi Holly Bank I Bordet in foto, fu un colpo di fulmine: aveva una compostezza ed uno sguardo da nobildonna anche a due mesi e tra l’altro mi ricordava molto il mio primo amore.
Riuscii quindi a venirne in possesso, ma nel frattempo stavo cambiando lavoro; avrei avuto meno tempo da dedicarle. Memore di una saggia legge scandinava che obbliga a tenere almeno una coppia di animali domestici onde evitare che patiscano la solitudine (e volendo comunque farle provare le gioie della maternità), dopo qualche mese decisi che Holly avrebbe avuto dei figli e che uno le sarebbe rimasto accanto: così nacque Enil, assieme a due fratellini (altri due non ce la fecero). Per tre mesi io e Khilaya (la mia compagna) fummo indecisi su quale gattino tenerci. Fu una scelta straziante, ma Enil prevalse forse perché quando era nato era quello più in difficoltà. Era il più piccolo (di almeno un terzo rispetto ai fratelli) e faticava a nutrirsi, poiché i fratelli lo allontanavano troppo facilmente dal latte materno. Fu però anche quello che, per ovviare alla minor prestanza iniziale, s’impegnò a primeggiare sugli altri in molti contesti: visto che con la tetta non aveva molta fortuna, fu il primo a imparare a camminare per andare direttamente alla fonte del cibo. Con la sua spavalderia, divenne in poco tempo il fratello di riferimento degli altri due. Quando poi Schizzo dimostrò un’attitudine alle coccole quasi imbarazzante, Enil corse a colmare il divario. Di Gandalf posso dire che era veramente un pezzo di pane, un gatto tenero e quasi timido che aveva subito imparato a ringhiare alle palline di carta con cui giocava a due mesi.
Dopo quattro anni Holly ormai pare aver raggiunto la piena maturità ed è una splendida gattona. Di carattere è fin troppo autoritaria, testarda ma anche responsabile. Una di quelle che “le coccole si fanno quando io le pretendo” e ” se voglio sedermi accanto a te, ritieniti fortuanto”. D’altro canto si capisce che fa la dura di più di quanto non lo sia in verità: si tradisce col desiderio di rimanere comunque sempre a poca distanza da noi. Quando poi è “in buona”, può rimanere anche 45 minuti a panza all’aria a farsi coccolare. Col tempo sta addolcendosi, ci sembra. Ha sempre manifestato una particolare forma di affetto un po’ “dolorosa” nei miei confronti: mi mordicchia in viso (cosa che con quei dentoni che proprio teneri non sono
Enil invece è il lato chiaro della luna. Uno che si fatica a tenere a bada per l’esuberanza; un gran chiacchierone; quello che è capace di dormirti sulla nuca anche in piena estate e di svegliarti poiché fa le fusa. Io ho convissuto per 21 anni con una gatta e non avevo esperienza di gattoni maschi, ma sono giunto alla conclusione che Enil secondo me è tecnicamente un “canatto”. Nel senso che si comporta molto spesso come un cane, pur nella maestosità del suo essere Norvegese delle Foreste. Lo scorso inverno siamo andati con lui a fare una passeggiata di un’ora e mezza in montagna, una giornata in cui nevicava: ci ha dimostrato una volta di più questa sua peculiarità camminandoci sempre accanto e rispondendo sempre ai richiami. D’estate accompagna il nonno in paese a prendere il giornale. Sta facendo amicizia con la cagnolina di mia sorella, mentre Holly proprio non può sopportarla. Holly del resto non gradisce neppure le nipoti, che il figlio invece tollera e da cui si fa pure accarezzare (smorfioso!).
E’ rimasto più piccolo dei suoi fratelli. Sorpassa Holy in lunghezza e forse anche per la grandezza del muso, ma a tre anni non dà l’impressione di essere ancora adulto; ha la struttura fisica affusolata di un bell’adolescente. Ha preso moltissimo dal suo papà Kevin, di cui pare la copia argentata.
… Pensavamo che Holly avesse una coda strepitosa, avendo visto tante foto di norvegesi, ma Enil la batte in larghezza!
Forse sono andato un po’ fuori tema, ma spero di non avervi annoiato.
Un saluto a tutti,
Rahab e Khilaya
per conto di
Holly ed Enil Bank I Bordet
E io cosa potrei dire?
)
Dopo aver allevato cocorite, essermi contornata nel corso degli anni degli animali più disparati, dalla coppia di scoiattoli, ai calopsiti, bengalini, canarini, ricci, tartarughe d’acqua e di terra, anatre “domestiche”, galline (forse le uniche al mondo morte di vecchiaia), conigli nani con un cane sempre presente fra tutti?
Ma mai un gatto.
L’ho sempre considerato un animale opportunista senza considerare che dopo un morso che mi ha creato non pochi problemi me ne sono sempre tenuta alla larga.
Il mio amore infinito per ogni forma di animale mi ha portata più volte a convincere i miei genitori ad accettare a casa loro gatti trovatelli abbandonati (devo avere qualcosa di molto simile al miele per attirare continuamente animali abbandonati che poi non ho la forza di ignorare).
Ma mai e poi mai un gatto in casa mia!!!
Poi conosco Angela, mi parla del suo allevamento “I Bizantini”, mi parla dei cuccioli e mi indica il sito internet.
Nonostante i consigli delle amiche che conoscendomi cercavano di invitarmi a non entrare nel sito certe che non avrei resistito di fronte ad un nuovo animale, io garantisco che con i gatti non avrei corso rischi e mi collego:)
Apro la pagina dei cuccioli e vedo la Ginger!
Amore a prima vista credo sia la definizione giusta, aveva già da piccola quello sguardo furbetto e quel musino curioso che ancora la contraddistinguono.
Come resistere alla tentazione di andare a vedere di persona quei sette batuffolini pelosi?
Siamo andati e così io innamorata della Ginger la cerco fra tutti, mio marito impazziva per Pepper, poi arriva un bluettino con aria sorniona…si stende sulle gambe di mio figlio e si addormenta.Inutile cercare di spostarlo
..e poi arriva lei…la gatta che mi ha fatto innamorare di questa splendida razza che fino a quel momento non conoscevo…Chloe dell’Aurora del Nord..con quello sguardo fiero…quel pelo incredibile.
Le ultime resistenze sono cadute.
E come non scegliere Ajowan? Quel bluettino che faceva troppa fatica anche solo a rimanere in piedi?
Ma la Ginger era rimasta nel mio cuore e così un mese dopo l’arrivo di Ajowan porto a casa anche lei per poter fare compagnia al fratello…ovviamente ero ancora molto lontana dall’idea di un allevamento
Ma questa è un’altra storia…
Io sapevo di volere un gatto, da sempre era il mio sogno, sapevo che doveva avere il pelo lungo per cui ho iniziato a documentarmi, ma i persiani con quello musotto schiacciato proprio non mi piacevano, i maine avevano dei lineamenti troppo “duri”, i birmani bellissimi talmente belli e angelici da non sembrarmi veri felini… Ho iniziato a girare le expo e ho visto i norvegesi! Me la ricordo ancora era una cucciola black tortie con bianco, era un mix esplosivo elegante e selvaggio al tempo stesso! Era assolutamente il gatto che volevo e cercavo! Ho dovuto aspettare diversi anni prima di poter portare a casa la mia prima lince, nel frattempo ho continuato a frequentare le expo come spettatore, mi sono documentata e mi sono innamorata sempre di più… quando finalmente ero sul punto di cambiare casa ho visto una cucciolata sul sito di Grazia (Bank I Bordet) ero indecisa tra due sorelline Holly e Hillary, scrissi a Grazia che mi rispose che se volevo Hillary era disponibile. Hillary era esattamente l’opposto di quello che cercavo (intendo come colore) ma aveva esattamente lo sguardo e il look che sognavo per cui l’acidona è entrata a far parte della mia vita
Poi un certo diavolo tentatore le cui iniziali sono mgb ;-P mi ha convinta a tenere la mia Hillarona intera (non si è dovuta sforzare più di tanto a dire la verità!!!!)
Altro che acidona, Hillary! Una gatta di carattere!
Già a tre mesi era una belva … 
). … Però era già un amore, Hillary!
Io ebbi la (s)fortuna di portarmela in macchina per circa tre ore: pioveva ed era sera, quindi la situazione già non mi era favorevole. Avevo sistemato i pupi nel sedile del passeggero ed ogni tanto – badando a non distrarmi, visto il prezioso carico – infilavo la mano nel trasportino per cercare di rassicurare la cucciolata. Mai presi tanti graffi e morsicate in vita mia … :-S E la piccola peste responsabile era proprio la tua Hillary.
Arrivai all’appuntamento con Maria Grazia rintronato dai miagolii e pure ferito (nell’orgoglio, innanzitutto!
Chissà da chi hanno preso Hillary ed Holly: in quell’occasione mamma Yume a me sembrò proprio una tipa gioviale. Mi venne incontro e da subito scambiammo i convenevoli nella maniera più tranquilla … Non fece neppure obiezioni quando mi presentarono la cucciolata. Una santa gatta, insomma!
… Che ci sia stato lo zampone del babbo?
Scusate se vado fuori tema, ma che significa persiani ipertipici?
@ ErikFjodor
Non sono superesperta di persiani. Però quelli che vedi alle expo adesso, si chiamano ipertipici, perchè hanno il naso che rientra nel muso.
Una volta il persiano era diverso perchè aveva un pezzetto di canna nasale e quindi il nasino sporgeva leggermente dal muso.
Poi la moda americana ha fatto si che si cominciassero a selezionare solo quei persiani detti ipertipici e le federazioni feline si sono adeguate cambiando lo standard del gatto.
esatto l’ipertipico è quello con il musetto schiacciatissimo che è il persiano americano considerato un’evoluzione di quello inglese (normotipo). Non sono espertissima nemmeno io di persiani, ma ho letto che da due ipertipici può nascere comunque un normotipo che però non è considerato da esposizione, ma solo da compagnia. Grazia se ho detto una cavolata correggimi
x Holly Enil: la Hila oltre ad avere carattere è un’acidona!!!!
comunque con il passare degli anni un filino è migliorata (pochino pochino eh).
Quando la sgridavo si offendeva e mi prendeva a schiaffi (proprio schiaffi!!! non graffiate!!!).
Si è “molto” addolcita da quando l’ho sterilizzata ed è andata a vivere da mia madre, lei odiava gli altri gatti e odiava anche… me!!! Avendo tutte e due una forte personalità ci scontravamo spesso perchè volevamo avere entrambe lo scettro del potere in casa
Adesso invece vuole bene anche a me
Io invece ho scoperto i norvegesi dopo un periodo un po’ critico, infatti mi era appena morto un gattino (che era un incrocio fra un Thai ed una randagia) che avevo salvato da un’oasi felina.
Era un gattino molto amato da me e dalla mia famiglia perciò avevamo deciso di portarcelo con noi in vacanza ma quando siamo tornati abbiamo notato che la pancia era veramente grossa e sproporzionata, così abbiamo scoperto che era malato e non si poteva salvare…per farla breve abbiamo dovuto sopprimerlo.
Passato un po’ di tempo ho cominciato a desiderare un gattino e così ho trovato un giornalino che spiegava tutte le razze.
Sfogliandolo ho trovoto il Norvegese delle foreste ed è stato amore a prima vista! Mi ha colpito molto poichè mi è sembrato subito la vera essenza felina, con quell’aria così nobile e fiera, ma allo stesso tempo tenera e buona!
In secondo luogo c’erano poi le leggende scandinave che mi affascinavano molto ed in particolare la sua enorme mole!
Spero non sia troppo tardi per rispondere:)!
@ Eleonora: Non è MAI troppo tardi per rispondere! E fa sempre piacere parlare dei nostri gattoni.
Ciao a tutti!
Non ricordo di preciso come e quando ho scoperto l’esistenza dei gatti norvegesi, ma il mio primo incontro dal vivo con questa razza è stato 1 o 2 anni fa a un’esposizione a Pistoia. Ci avevo portato il mio ragazzo per dimostrargli che non tutti i gatti sono ostili con lui come lo è la regina indiscussa di casa mia, Sua Maestà Cleo, ed ero sicura che tra tutti quei bellissimi mici ce ne fosse uno che anche lui avrebbe voluto in una nostra futura casa!
Dapprima i norvegesi ci hanno incuriositi per il legame con la Scandinavia, terra di per sè affascinante, poi quando li abbiamo visti da vicino, con il loro aspetto altero e selvaggio, eppure così giocosi e docili, abbiamo deciso che avremmo senza dubbio adottato “un bambino norvegese”!
Un grazie particolare a La Foret’s Jakarta di Lux Felina, che grazie al suo fascino da “bel tenebroso” ha stregato il mio ragazzo, aiutandomi a convincerlo che senza un gatto dentro, una casa non è una casa!